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Tra foglie giovani e viti antiche — riflessioni su persone, terra e tempo

  • Immagine del redattore: Ruth
    Ruth
  • 21 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 4 mag



Ci sono momenti in cui tutto si connette in silenzio, non attraverso una spiegazione ma attraverso il contatto. Momenti che mi ricordano perché ho scelto il mondo del vino non solo come professione, ma come linguaggio — un modo per comprendere la relazione tra persone, terra e tempo attraverso una presenza reale nei vigneti. Stare in un vigneto e osservare donne che raccolgono foglie di vite a mano, con movimenti precisi, silenziosi e sicuri, è un momento in cui la comprensione diventa concreta: il sapere non sta nelle parole, ma nelle mani, nel ritmo e nell’attenzione.


Emek Shfeya, Israele.

Un vigneto di Moscato, donne che raccolgono foglie di vite. Non si tratta semplicemente di “raccogliere”, ma di un lavoro costruito negli anni, basato su una conoscenza profonda della terra, della pianta e del momento giusto. Ogni gesto sa esattamente cosa fare, senza bisogno di spiegare. Mi unisco a loro, provo, e dopo pochi minuti capisco che le mie domande arrivano da un altro mondo — un mondo che parla di conoscenza, ma che la vive meno attraverso il corpo e l’azione.



Vigneti di Carignano nel Sulcis, nel sud della Sardegna, con luce primaverile e un paesaggio mediterraneo che definisce il carattere del vino.

Sulcis, Sardegna del Sud.

Anni dopo mi ritrovo di nuovo tra i vigneti, questa volta di Carignano, vicino al mare. Il vento, la luce e la terra creano una sensazione diversa, ma il linguaggio è familiare. La primavera sfiora appena le viti, un verde leggero che appare lentamente. Il vigneto non ha fretta e non si chiede se l’annata sarà perfetta — semplicemente risponde a ciò che c’è. Stare lì mi ricorda quante volte cerchiamo di controllare il risultato, invece di accettare di essere parte di un processo che si sviluppa nel tempo.



Donne che raccolgono foglie di vite in un vigneto in Israele, con movimenti precisi e silenziosi che esprimono un sapere locale profondo e una connessione diretta con la terra.

E poi arriva un terzo momento — un vigneto giovane. Lo abbiamo piantato insieme agli studenti, in un contesto educativo agricolo. Mani giovani, molta curiosità, molte domande. All’inizio sembra piccolo, quasi silenzioso, ma porta con sé un inizio profondo. Qui diventa chiaro ancora una volta come le persone, proprio come le viti, crescano all’interno di un luogo — attraverso il tempo, l’attenzione e la ripetizione di piccoli gesti che diventano significativi. 🍃🍷


Quando metto insieme questi tre momenti — donne con un sapere che passa attraverso le mani, vigneti maturi nel sud della Sardegna e una vite giovane all’inizio del suo percorso — qualcosa diventa chiaro. Il vino non è solo gusto, ma un modo per comprendere un luogo attraverso l’incontro. Un incontro tra persone, tra culture, tra terra e tempo. È proprio qui che prende forma TasteAPlace — non come spiegazione, ma come esperienza vissuta.



 
 
 

1 commento


marghebalia
22 apr

😍♥️

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Iniziate a pianificare il vostro TasteAPlace
nel Sud della Sardegna

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Fotografia e curatela di 

Ruth Bruchel

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